{"id":15086,"date":"2016-09-21T17:37:23","date_gmt":"2016-09-21T15:37:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siccr.org\/en\/2016\/09\/editoriale-a-cura-di-a-amato-a-cosa-servono-le-societa-scientifiche\/"},"modified":"2016-09-22T09:06:12","modified_gmt":"2016-09-22T07:06:12","slug":"editoriale-a-cura-di-a-amato-a-cosa-servono-le-societa-scientifiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/2016\/09\/editoriale-a-cura-di-a-amato-a-cosa-servono-le-societa-scientifiche\/","title":{"rendered":"Editoriale \u2013 a cura di A. Amato &#8211; A cosa servono le societ\u00e0 scientifiche"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo molto volentieri l\u2019editoriale di Antonio Amato, nel quale ci si interroga sul ruolo delle Societ\u00e0 Scientifiche<!--more--> e sulla funzione che rivestono nel momento storico che attraversiamo nel quale forse sarebbe necessario un pi\u00f9 articolato e completo rapporto con le istituzioni. <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.siccr.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/AMATO-EDITORIALE_SETTEMBRE-2016.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il documento<\/a><\/p>\n<hr>\n<p><strong>A cosa servono le societ\u00e0 scientifiche?<br \/>\n<\/strong><br \/>\n di Antonio Amato<\/p>\n<p>   <em>Sono trascorsi due secoli e mezzo dalla nascita della prima organizzazione professionale in ambito medico: era il 1766 e la New Jersey Medical Society vedeva la luce con lo scopo di &#8220;to form a program embracing all the matters of highest concern to the profession: regulation of practice; educational standards for apprentices; fee schedules; and a code of ethics.\u201d In pieno secolo dei Lumi, anche di qua passava la laicizzazione della medicina, che progressivamente abbandonava gli spazi del privilegio familiare e gentilizio per intraprendere la strada del merito, in un percorso che non possiamo ancora dichiarare concluso. Il physicus doctus atque peritus, elitariamente arroccato dietro la claritas del sapere, il lucidus habitus scientifico e lo splendor dottrinale, protetto da un impenetrabile linguaggio accademico costellato di latinismi, iniziava la sua metamorfosi in professionista a tutto tondo, protagonista delle espressioni di livello superiore all\u2019interno dei nuovi assetti della societ\u00e0 borghese.<\/p>\n<p>   Ma in quel programma stringato ed essenziale erano presenti, in embrione, i due pilastri fondamentali che ancora oggi, declinati nel linguaggio della contemporaneit\u00e0, dovrebbero sostenere la vision delle moderne societ\u00e0 scientifiche: da una parte incrementare le qualit\u00e0 professionali dei propri associati attraverso la formazione in tutte le sue articolazioni, dalla promozione della ricerca alla formulazione di linee guida, dalla definizione del campo delle buone pratiche cliniche al training, dalle attivit\u00e0 educazionali alla promozione dell\u2019innovazione tecnica e tecnologica. Dall\u2019altra difendere gli interessi professionali, creare network professionali interni ed esterni alla societ\u00e0, mettere in campo un\u2019adeguata capacit\u00e0 comunicativa sia verso la comunit\u00e0 scientifica dei pari che verso la societ\u00e0 in generale e le sue leaderships. Un connubio mirato ad aumentare la reputation del medico, che ha animato la storia delle societ\u00e0 scientifiche di una tensione etica costante fra la tutela degli interessi legittimi degli associati e la salvaguardia dell\u2019indipendenza della scienza medica e dei contenuti umanitari della professione.<\/p>\n<p>   In una survey condotta all\u2019interno della German Society of Dermatology su ruolo e doveri delle societ\u00e0 scientifiche, era emerso che le maggiori aspettative degli associati per il futuro riguardavano \u201ctraining and additional qualification\u201d (86.3%) e \u201chealth and professional policy\u201d (81.6%) (Hensen P et al. 2009). Un perfetto equilibrio fra aspettative di espansione delle competenze e motivazioni di advocacy professionale. Due lati della medaglia con le effigia dell\u2019opportunit\u00e0 (intesa come incremento delle chances) e della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>  In Italia si stima che circa 120.000 medici, un terzo della categoria, siano riuniti in 300 societ\u00e0 scientifiche che producono centinaia di riviste mediche, corsi, congressi nazionali e internazionali, e, a loro volta, sono spesso associate a societ\u00e0 internazionali di riferimento. Una giungla di sigle e nomi, dietro le quali \u00e8 innegabile che a volte si nascondano pochi iscritti, nessuna attivit\u00e0 scientifica e siti web cristallizzati. Ma che nella maggior parte dei casi rappresentano una comunit\u00e0 scientifica di riferimento, la parte attiva della professione che vuole far sentire la sua voce in tutte le problematiche inerenti la promozione della salute e della qualit\u00e0 delle cure in senso lato.<\/p>\n<p>   Una rappresentanza che, tuttavia, presenta elementi di crisi, sia contingenti che di sistema. La pletora di organizzazioni, l\u2019eccessivo frazionamento in subspecializzazioni, la conflittualit\u00e0 fra correnti ospedaliere e universitarie, le difficolt\u00e0 nel reperimento di fondi, una missiontroppo sbilanciata sull\u2019organizzazione di eventi congressuali dei quali spesso si avverte pi\u00f9 l\u2019eccesso che la necessit\u00e0, una formazione lacunosa per contenuti (ritagliati sui desiderata dell\u2019industria pi\u00f9 che sulle esigenze dei professionisti) e qualit\u00e0 (lontana dal gold standard del knows, knows how, shows how, does), sono tutte ipotesi con elementi di veridicit\u00e0.<\/p>\n<p>   Ma \u00e8 innegabile che esista, nel contempo, un contesto socio-politico e giuridico che ostacola le societ\u00e0 nel virtuoso esercizio delle proprie funzioni, per la colpevole assenza di regole chiare e trasparenti. Nel 2004, l&#8217;allora ministro della Salute Girolamo Sirchia aveva emanato un decreto che stabiliva i requisiti richiesti alle societ\u00e0 scientifiche e alle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie per poter fare formazione. Un decreto annullato poi dalla Corte Costituzionale sulla base di una impugnativa avviata dalla Provincia autonoma di Trento, che ha di fatto bloccato un primo tentativo di regolamentazione. Lo stesso PSN 2003-2005 gi\u00e0 riconosceva alle Societ\u00e0 scientifiche il ruolo di &#8220;garanti non solo della solidit\u00e0 delle basi scientifiche degli eventi formativi, ma anche della qualit\u00e0 pedagogica e della loro efficacia\u201d. Una constatazione de facto priva di una legittimazione de iure, che tuttavia riafferma il principio che una politica attiva nell\u2019ambito della Continuing Medical Education (mantenimento, sviluppo e incremento delle conoscenze, competenze e performances) e del Continuing Professional Development (aggiornamento, sviluppo e miglioramento dell\u2019applicazione delle capacit\u00e0 professionali con riferimento a contesti multidisciplinari) \u00e8 elemento costitutivo del ruolo delle associazioni mediche in una societ\u00e0 complessa. Una competenza educazionale che dovrebbe abbracciare sia la definizione di contenuti e metodologie che il coordinamento del network degli stakeholders. Anche l\u2019attuale Ministro ha pi\u00f9 volte ribadito di voler percorrere fino in fondo la strada di una regolamentazione degli aspetti costitutivi ed organizzativi delle societ\u00e0 scientifiche, la cui concretizzazione deve avviarsi con l\u2019istituzione di un apposito albo delle societ\u00e0 accreditate.<\/p>\n<p>   Una direzione auspicabile ma che ha gi\u00e0 il sapore di una battaglia di retroguardia. Negli ultimi anni, la progressiva diffusione del governo clinico avrebbe dovuto imporre una collaborazione fattiva tra queste realt\u00e0 professionali e gli organismi di politica sanitaria nazionali e regionali. La definizione dei requisiti di accreditamento delle strutture sanitarie (strutturali, tecnologici, organizzativi) e dei professionisti (conoscenze, competenze, attitudini), la produzione di linee guida condivise in accordo con standard metodologici internazionali e la loro diffusione (anche in relazione agli sviluppi della giurisprudenza in materia di responsabilit\u00e0 professionale), l\u2019individuazione di indicatori di qualit\u00e0 (sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza) da condividere con le istituzioni di politica sanitaria, la definizione dei livelli essenziali di assistenza, la conduzione di audit clinici nazionali, la diffusione della cultura della gestione del rischio, la costituzione di un osservatorio sulle tecnologie, lo sviluppo della ricerca indipendente: sono tutti capitoli strategici della vita del pianeta sanit\u00e0 che avrebbero gi\u00e0 dovuto vedere le societ\u00e0 scientifiche accreditate quali interlocutori naturali della parte pubblica, in quanto detentrici del know-how professionale e di una visione clinica di problemi complessi. Esiste una parte politica che decide quante risorse destinare alla tutela della salute, da dove recuperarle e dove spenderle e una parte gestionale che ha la responsabilit\u00e0 di ottimizzarne l&#8217;utilizzo. Entrambe ragionano in termini di sanit\u00e0 pubblica, mentre il medico risponde al singolo paziente. Una dicotomia resa pi\u00f9 profonda dal mancato riconoscimento di ruolo alle associazioni professionali e che spesso \u00e8 stata scaricata sulle spalle di medici e pazienti.<\/p>\n<p>   Accanto a queste considerazioni, mi sembra opportuno che l\u2019analisi affronti anche il tema della capacit\u00e0 delle societ\u00e0 scientifiche di proporsi come \u00e9lite professionale, con tutte le implicazioni conseguenti. Pur senza entrare nell\u2019ambito delle disquisizioni sociologiche e politologiche, discipline all\u2019interno delle quali la teoria delle \u00e9lite si \u00e8 sviluppata, tuttavia sappiamo che, fatte salve tutte le forme dell\u2019uguaglianza, ogni associazione democratica funzionante, se vuole influenzare positivamente le \u00e9lite reciprocamente interdipendenti all\u2019interno di una societ\u00e0 pluralista, deve sapersi proporre come quello che Giovanni Sartore definiva \u201cgruppo di riferimento di valore\u201d. Nel nostro caso un riferimento, a mio modo di vedere, innanzitutto culturale ed etico, un patrimonio di capacit\u00e0 e di competenze, alimentato da una selezione sulla base dell\u2019ingegno, dell\u2019impegno e del merito. Una pretesa di \u201cpotere\u201d che \u00e8 legittimata del perseguimento di un interesse particolare che \u00e8 portatore di una utilit\u00e0 diffusa, di finalit\u00e0 proprie che sono per\u00f2 condizione perch\u00e9 molti altri possano raggiungere le loro. Opportunit\u00e0 e responsabilit\u00e0 che tornano a combaciare sui due lati della moneta. Superfluo puntualizzare quanto conflitti di interesse, regole poco chiare sulle sponsorizzazioni, scarsa indipendenza della ricerca e della formazione, ecc. erodano ogni credibilit\u00e0 nel tentare di rappresentare in chiave universale le proposte e le richieste di una parte.<\/p>\n<p>   Certamente il panorama generale del Paese, a parte eccezioni individuali o di piccoli gruppi, mostra una desolante debolezza delle \u00e9lites (politiche, religiose, imprenditoriali, intellettuali, professionali), incapaci di declinare al plurale i loro interessi particolari e di coniugare al futuro i verbi del loro agire sociale, proiettandolo su orizzonti pi\u00f9 vasti. Nella patria del particolarismo, \u00e8 pi\u00f9 facile trasformarsi in gruppi di interesse, corporazioni chiuse o aggregazioni di privilegi, agli antipodi da ogni orgoglio del merito e della selezione e da ogni rigore disciplinato.<\/p>\n<p>   Questa societ\u00e0 ha da sempre esplicitato nella sua vision e mission le finalit\u00e0 ideali e valoriali che ho fin qui tentato di tracciare e analizzare, alcune delle quali ne sono state la stessa ragione fondativa. La coerenza morale e deontologica del suo corpo sociale \u00e8 fissata in alcune norme statutarie e regolamentari, pur riposando in larga parte su una sorta di honor system, analogo a quello che informa, ad esempio, la vita accademica dei colleges nordamericani. Va tuttavia riconosciuto che, anche per ragioni di pubblicit\u00e0 e trasparenza, la compiutezza formale di un codice etico,gi\u00e0 sollecitata nel XVIII sec.,sembra ancor pi\u00f9 necessaria oggi,quando l\u2019evoluzione della scienza biomedica e dei paradigmi sociali impone costantemente alla riflessione bioetica questioni e scenari inediti.<\/p>\n<p>    Mi sembra appropriato, in conclusione, ricordare quanto annotava Robert B Remmet, primo presidente della Plymouth Medical Society fondata nel 1794 da 11 medical gentlemen.A proposito della consuetudine dei soci di riunirsi la sera dei venerd\u00ec vicini al plenilunio, chiosava essere uno stratagemma, affinch\u00e9 la luna fornisse abbastanza luce da consentir loro di recarsi ai convegni, che si tenevano a rotazione nelle trattorie locali o nelle abitazioni, al sicuro dai briganti. Uno squarcio pionieristico, che tuttavia richiama la necessit\u00e0 non tramontata per ogni organizzazione vincente di attingere ad un core di valori motivazionali, combinazione di spirito di appartenenza, entusiasmo, idealit\u00e0 ed elevato grado di coerenza e coesione interna.<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo molto volentieri l\u2019editoriale di Antonio Amato, nel quale ci si interroga sul ruolo delle Societ\u00e0 Scientifiche<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15086"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15086"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15086\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15093,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15086\/revisions\/15093"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.siccr.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}