Prolasso anorettale e urogenitale

A livello anamnestico, il prolasso viene richiesto al paziente in termini di “tumefazione” che può essere in sede anale e/o urogenitale. Nel primo caso interessa conoscerne la riducibilità (spontanea, manuale, non riducibile) indicata con un si/no. Può essere recidivo dopo interventi mirati alla sua correzione. Nel prolasso urogenitale si è soliti chiedere se vi sia un senso di insicurezza personale legata alla situazione perineale. Va indicata la compromissione della qualità di vita a causa del prolasso anale o urogenitale (punteggio 0..3) che può essere correttamente e compiutamente derivata, al momento attuale, solo dalla somministrazione del questionario Test SF-36. Il Prolasso anorettale viene diagnosticato, classificato e stadiato con la valutazione ispettiva dell’ano. Sia a riposo che in fase dinamica ossia di ponzamento o manovra di Valsalva a livello anale è possibile evidenziare vari tipi di prolasso di vario grado, da 0 (assente) a 4. In fase ispettiva sarà possibile soltanto l’evidenza dei gradi 2-4 in quanto il grado 1 implica una patologia esclusivamente interna. A livello anale possono prolassare le seguenti entità: le emorroidi, (il cui acronimo sec. il metodo IPGH è h), la mucosa (m), il retto in toto con la sua parete muscolare, la sottomucosa e la mucosa (r), e anche il peritoneo con il sacco di Douglas ovvero l’enterocele (ed). Nell’attribuzione dei gradi di gravità delle varie patologie indagate con questo metodo, per convenzione si fa prevalere sempre il punteggio maggiore. Per la
dizione prolasso mucoso occulto, vedi l’equivalente: eccedenza mucosa. Prolasso uro-genitale. Per la classificazione in gradi (grading) detta “half way system“ (HWS) standardizzata nel 1972 da Baden e Walker. La classificazione dell’International Continence Society presuppone la definizione dei punti anatomici fissi di riferimento, dei segmenti e siti anatomici di valutazione del profilo vaginale, e dei criteri di registrazione del grado di prolasso.

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